Tools Strumenti
domenica 9 agosto 2026
Il vuoto e il romanzo, il personale e il politico
sabato 5 luglio 2025
I bambini, gli strumenti e un progetto globale per fare, da protagonisti
Ancora Tools, Strumenti. Come utilizzare in modo non dispersivo e piattamente consumistico risorse di comunicazione possibile in tempo reale (la Rete), che pochi decenni fa non erano immaginate nemmeno nei più arditi racconti di fantascienza, e che nei fatti letteralmente stiamo buttando via, come analfabeti che potrebbero scrivere insieme la Divina Commedia e invece usano le parole solo per litigare, insultarsi e portare verso la rovina le proprie vite e l'intero pianeta.
Non ci illudiamo che sia facile, ma attirare l'attenzione su certe cose che si riescono a fare oggi con i bambini e sul loro punto di vista sul mondo, vero e vivo, oltre il rumore devastante di una tecnologia e una società asservite al mercato, oltre l'intolleranza, la violenza e la difficoltà di comunicazione tra le persone, i gruppi, le nazioni, può probabilmente portare nel presente pianeta globalizzato una ventata di vita, di speranza e di pace.
Si tratta ovviamente anche di imparare a usare la Rete in modo efficace, condiviso, collaborativo, come per tante ragioni finora non siamo ancora riusciti a fare, e di provare a rendere virali non solo "contenuti" che semplicemente si consumano, ma anche idee, esperienze, progetti, pensieri e azioni comuni, che magari ci aiutano a vivere meglio insieme.
Sappiamo che anche quello che all'inizio è un piccolo scambio, se trova i canali giusti, può moltiplicarsi all'infinito, e allora vediamo se, con poca fatica, possiamo radunare, collegare, rendere disponibili testi, immagini, audiovisivi, di ogni possibile provenienza, per rendere l'idea di come, utilizzando in prima persona gli strumenti facili e potentissimi di oggi, i bambini ci mostrano come essere protagonisti attivi, consapevoli e positivi del riscatto del genere umano oltre i vicoli ciechi, gli stereotipi, gli incubi dell'attuale società dell'informazione.
Personalmente, all'interno di un progetto che ho chiamato "Active Chidren" (ma lo possiamo nominare come ci pare), sto mettendo in ordine materiale che per comodità qui divido in 4 filoni, dalle esperienze che porto avanti da tanti anni, ma alla cui base c'è un atteggiamento comune che li rende comunicanti e intercambiabili. Al centro non ci sono le discipline o le aree del sapere, ma gli esseri bambini, con la loro capacità di vedere e stabilire collegamenti e relazioni, e di rendere tutto parte di un'unica, umana esperienza.
Ricordo che i siti web di riferimento non sono prodotti finiti, ma cantieri aperti molto provvisori, che necessitano una continua e anche radicale revisione, con l'aiuto di tutti.
Video ideati e prodotti da loro, secondo varie metodologie, o di cui sono comunque protagonisti, nel mondo. Dato che spesso ci sono bambini che giocano e "recitano", in questa sezione è compresa anche la comunicazione cosciente (cioè non solo foto e riprese dall'esterno) del teatro dei bambini e di quella che un giorno si chiamava animazione teatrale, e che già in epoche passate ha spalancato mondi possibili agli osservatori attenti del gesto infantile. Progetto: I bambini si Raccontano.
Fotografie e video che si collegano alla scoperta e osservazione di insetti, ragni, millepiedi, resa oggi possibile ai bambini e a noi tutti grazie agli strumenti digitali di riproduzione macro della realtà, da centinaia di esperienze vissute direttamente a cui si possono aggiungere, senza soluzione di continuità, quelle di chiunque a qualsiasi livello comunichi e collabori con loro. Progetto: Il Museo Virtuale dei Piccoli Animali. Play list video.
La parte attiva e laboratoriale dei bambini all'interno del progetto di teatro comunitario itinerante che sto seguendo da alcuni anni a Cuba (aperto però ad altri paesi), dopo l'adesione di diversi operatori di teatro, audiovisivi, educazione, musei, con cui si sta progettando per il futuro. Progetto: La Tropa de Cambolo.
Il gioco dei bambini con la tecnologia, un'avventura meravigliosa che da decenni, con i computer, i dispositivi, i robot, ci indica strade completamente diverse da quelle indicate dal consumismo conformista e beota globale, a cui i i più, che banalmente non sanno le coese, credono non ci siano alternative. Progetto (dal titolo provvisorio): Scuola di Robotica.
Incominciamo a raccontarci quello che facciamo e che soprattutto sanno fare i bambini, a farlo sapere fuori dalla nostra cerchia ristretta, a ragionarci e a progettare insieme, per andare oltre e fornire risposte giuste e sostenibili a tanti problemi del tempo presente.
venerdì 5 gennaio 2024
Ritorno al futuro, in direzione ostinata e contraria
Ritorno a usare questo blog, dopo tanto tempo, perché ci sta, e anche perché chissà forse è un modo – riprendersi gli spazi, usarli, insistere a cercare la comunicazione che da qualche parte forse può passare – per invertire quel “trend” nefasto per cui miliardi di piccoli comportamenti quotidiani regressivi stanno portando probabilmente il pianeta alla catastrofe (e lo scrivo da inguaribile, ostinato ottimista, che però cerca di usare quel poco di intelligenza che ancora gli rimane, invece di spenderla come si usa oggi a descrivere le meraviglie di una intelligenza artificiale che comunque intelligente non è, perché banalmente non ha coscienza di quello che fa!)
| The Children's Virtual Museum of Smal Animals |
Siamo noi i responsabili, tutti insieme, del disastro presente
Miliardi di post e interazioni sulle diverse piattaforme sociali - da utenti passivi di televisione che credono si tratti sempre e solo di consumare prodotti altrui, non ce ne rendiamo conto – in realtà giorno per giorno cambiano il mondo, e non certo per il meglio. Se non fossimo tutti a contemplare in modo narcisistico (e masochista?) la nostra immagine spavalda o spaventata nello specchio, magari ce ne renderemmo conto, vedremmo come, per inseguire “tendenze” che si affermano nei pollai online frequentati da una maggioranza di analfabeti, si è nel tempo degradata anche la comunicazione audiovisiva professionale, stravolgendo l’idea stessa di informazione.
E il bello è che tutti crediamo che le cose le decidano i “giganti del web”, e che noi non contiamo niente. Come quando Google (probabilmente il gigante dei giganti, tra il motore di ricerca quasi in monopolio, YouTube e l’80% dei telefonini Android) cercò a un a un certo punto di farci lasciare Facebook e Twitter per il suo Google +. Chi se lo ricorda?
| The Children's Virtual Museum of Smal Animals |
Le risposte dei bambini
Oggi, i bambini di cui si “protegge” l’immagine sono sistematicamente nascosti alla coscienza sociale, di loro si raccontano sciocchezze inimmaginabili a cui credono tutti, come la fanfaluca dei nativi digitali, e così li si consegna al bullismo, al disagio giovanile, al deficit d’attenzione e in definitiva agli psicologi.
Ma di fronte a una società che non vuole crescere né progredire, devastata dalle ideologie novecentesche della velocità e della competizione, per cui tutti corriamo come matti senza sapere dove andiamo, i bambini, quando li metti nelle condizioni di giocare insieme in un contesto diciamo protetto, cioè oltre gli stereotipi del consumo e delle relazioni sociali difficili, con adulti garanti delle regole e disposti ad ascoltarli, sono loro che ti insegnano, e che forse ti possono indicare una possibile via di salvezza, perché hanno ancora qualcosa che a una certa età spesso si perde: la voglia, la gioia, la curiosità di vivere.
Lavorare con loro negli anni 1980 era una fantastica scuola di vita, e lo è anche oggi oggi, perché i bambini non cambiano. Scriveva Walter Benjiamin nel 1928: “I bambini stanno in scena e istruiscono e educano gli attenti educatori!”. E Gesù Cristo: “Se non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”.
| The Children's Virtual Museum of Smal Animals |
Adesso, per mettere insieme e pubblicare qualcosa come un pensiero un po’ allargato sulla società presente (non solo guardare il mondo da un oblò, come sembra abbiano scelto di fare molti anche illustri intellettuali nostrani ) e lo spreco pazzesco di tecnologia, con l’esortazione però a darci una mossa, ho dovuto puntare su una una casa editrice americana, che si rivolge al mercato accademico (ahi, i prezzi!) e comunque mi ha accettato l’argomento e poi ha sottoposto lo scritto a una revisione credo non banale. Boh, non so se sia davvero il segno credibile che non sto delirando per conto mio… comunque il libro sta uscendo adesso.
Farsi il sito web offline
La ragione per cui pubblico questo articolo nel blog “Tools Strumenti” è perché – dopo anni in cui il mio indirizzo web in realtà dirottava su siti gratuiti on line, in cui uno può anche sbizzarrirsi a partire da modelli interessanti e d’effetto, ma che alla fine ti limitano entro schemi più o meno rigidi e comunque non tuoi, e a cui collegare un dominio costa non poco - sono tornato finalmente a realizzare il mio sito web con un software sempre facile e grafico (non maneggio l’HTML) ma che, mentre lo usi, impari come si fa! Che è poi quella cosa per cui negli anni 80 e 90 del secolo scorso gran parte delle novità tecnologiche non arrivano dal mercato delle grandi aziende (che fornivano essenzialmente l’hardware), ma dall’iniziativa libera e collaborativa (non sempre volontaria, qualcosa si rubavano l’un l’altro! 😸) di tanti appassionati che, oltre a scaricare app, dettavano comunque, con le loro soluzioni software, anche alla stessa industria strade verso il futuro non ispirate al Grande Fratello, a Star Trek, agli Avengers o ai cartoni animati dei Pronipoti, che invece – in mancanza nei decenni di una alfabetizzazione digitale minima della massa dei consumatori - sono tornati ad essere il riferimento culturale degli anni 2020, così come dei 1960!
| The Children's Virtual Museum of Smal Animals |
Ad ogni modo, per storie mie e anche per una questione di costi, in passato, dopo tante prove ed esperimenti, avevo realizzato i mie siti web off line usando il software Web Plus, della Serif di Nottingham (of course!). Causa i miei limiti tecnici come webmaster e come grafico, non avevo fatto grandi cose, ma cercavo comunque di mettere insieme pagine navigabili, avendo in mente le cose che volevo comunicare, piuttosto che criteri astratti da seguire per “fare un sito web”, frase completamente priva di senso, dato che in un sito web ci può stare ogni espressione possibile dell’esperienza, comunicazione, azione e pensiero umani, e quindi solo pensare che esista una regola “generale” da seguire è una bestialità. Oggi, la maggioranza usa un software online che sarà anche un cavallo di razza, ma – a parte che pensato originalmente per i blog magari potrebbe non essere il più adatto per organizzare, che so, una esposizione universale! - diciamo che è piuttosto difficile da domare, per cui alla fine moltissimi siti web si assomigliano in modo imbarazzante.
La prima regola della comunicazione – che segna il successo o meno degli spot pubblicitari – è la capacità di distinguersi, in modo che mentre mi legge o mi guarda, il lettore, osservatore, cliente non pensi a qualcun altro. E prima che seguire webinar raffinati sulle regole del SEO, per catturare i visitatori unici che passano di lì, chi vuole farsi notare sul web immagino dovrebbe – ditemelo, se sbaglio! - avere pagine che alla prima occhiata non si confondano con quelle degli altri.
Dopo di che, gli esperti di comunicazione on line ti spiegano anche che su una pagina web i navigatori si fermano, quando va bene, pochi minuti. Cioè, gli stessi che poi perdono ore sui social network e che qualcuno crede che un domani si caleranno con entusiasmo negli ambienti immersivi del metaverso? Ma ci pensiamo al significato di quello che ci diciamo e scriviamo?
Se sui siti web la gente non si ferma, significa che così come li stiamo facendo non funzionano. Punto! E siamo condizionati da una cultura televisiva passiva, da modelli di consumo fine a se stesso, che ci impedisce per esempio di capire che lo sviluppo del Web non è determinato da ciò che vediamo o scarichiamo, ma da ciò, globalmente, che ci mettiamo. Ma forse è un ragionamento difficile per per chi dà per scontato che il potere della rete debba ridursi a supermercato, intrattenimento, o concentrato di burocrazia! E poi ci meravigliamo perché facciamo le guerre!
| The Children's Virtual Museum of Smal Animals |
A un certo punto a Nottingham comunque hanno smesso di sviluppare quel software, e poi il web builder non è stato più incluso nella nuova serie di applicazioni. Non potendo continuare a lavorare sul programma vecchio che ancora basava le gallerie su Flash ho cercato parecchio se c’era qualche applicazione on line versatile, e che non obbligasse ad abbonamenti costosi. Né l’uno nell’altro! Per cui torno a scegliere l’offline, soluzione che non è più complicata e alla fine ti restituisce anche il controllo su quello che fai. Provate cose forse ottime ma con cui davvero non c’era intesa, alla fine ho scelto WYSIWYG Web Builder, il cui aggiornamento di questi giorni mi propone ora di passare alla nuova versione integrata con l’intelligenza artificiale.
Quello che mi interessa è potere, all’occorrenza, agire su ogni elemento, i testi, le immagini, la navigazione (non come quando si ti dicono, saccenti: si può fare tutto, ma questa immagine più piccola no, quell’altra spostarla, nemmeno!). Anche se in questo caso, partito comunque da un “template” modificato, mi accorgo, nel riguardare, che il menu laterale a comparsa sulla destra, su uno schermo piccolo non scorre. Vado a vedere, provo altri parametri. Ora va bene, mi piace!
Come con un’automobile, un vestito, uno strumento musicale, credo che un software vada scelto non perché lo usano tutti, ma perché si incontra con il nostro gusto e ci permette di realizzare le nostre intenzioni. E anche che, dopo tanta navigazione in rete, tutti noi dovremmo possedere almeno quella base di cultura latente su come funziona un sito web che, se anche non abbiamo il tempo di imparare a farci le pagine da soli, possiamo con un web master avere un rapporto di collaborazione, in modo da non delegare sempre a qualcun altro non solo la parte tecnica, ma anche la gestione delle nostri intenzioni e, in questa come in altre cose, sempre adeguarci.
Poi certi mostri in rete li vediamo tutti, ma qui si entra in un altro discorso…
domenica 11 luglio 2021
Volevo vivere e l’ho scritto su Facebook
Pubblico di questi tempi su YouTube – effetto collaterale della pandemia? - videoclip di canzoni fatte in casa, e poi in questo blog racconto come ho fatto. Perché, a parte ogni altra considerazione sulla mia personale imperizia vocale e strumentale (questo in italiano si chiama eufemismo!) , una delle cose fino a pochi anni fa impossibili per i comuni mortali e che oggi si possono fare è proprio per esempio registrarsi e diffondersi da soli videoclip, con voce, musica, missaggio, riprese video, montaggio e pubblicazione in rete, utilizzando mezzi anche assolutamente amatoriali ma che, se uno ci sa un po’ fare e si applica, consentono risultati di tutto rispetto.
Questo fatto che tutti siamo diventati produttori di informazione – non solo di “spiegoni” e “tutorial” con il telefonino, ma anche cose un po’ più elaborate, che possono fare concorrenza ai media “con i mezzi” - è una cosa di cui pochi sono veramente consapevoli. Per ottenere risultati davvero notevoli dovremmo però imparare a lavorare insieme, elaborare collettivamente “software” per ottimizzare le interazioni produttive anche occasionali tra umani. Ma questo è un altro discorso.
Volevo vivere e l’ho scritto su Facebook è un’idea ovviamente abbastanza ironica, pensando a quelli che non solo usano i social network, ma che e ci passano un sacco di tempo e sembra che abbiano progressivamente trasferito lì gran parte delle loro relazioni con gli altri umani, espressioni, affetti, perfino l’impegno sociale e politico. E anche questo è un problema del nostro tempo! Poi, ovviamente, sui social network ci sto anch’io e li uso anche per far conoscere le mie canzoni e questi articoli. Non è questione di cercare o additare in altri contraddizioni o coerenza, ma semplicemente di misura.
A differenza delle altre due canzoni precedenti che erano nate strimpellando uno strumento – Social Pandemia la tastiera e La Televisione basta! la chitarra, questa volta l’idea si è sviluppata con quella frase che mi rimbalzava nella testa e cercava un ritmo, una melodia. Sono andato a cercare un tempo di batteria sulla tastiera e ho deciso che l’avrei usato. In passato, tanti anni fa, avevo fatto qualche prova con i sequencer al computer e perfino con il MIDI, ma ultimamente, anche nel mio revival musicale senile, finora avevo sempre cercato di suonare gli strumenti. Poi, nelle due canzoni in cui è intervenuto il mio amico Piero Giambruno, oltre che la sua bravura di musicista, lui qualche aiuto elettronico ce l’ha messo. Per me invece diciamo che è la prima volta che inserisco in questa ultima serie di pezzi musicali suoni generati da una macchina.
Su quel tempo di batteria, ho messo tre accordi con la chitarra pizzicata, fatto prove di registrazione con il telefonino e mi è sembrato che venisse bene, piacevole all’ascolto. Poi, dopo aver composto testo e musica (ovviamente a orecchio!) e aver definito le strofe, sono andato a registrare direttamente nelle memorie della tastiera la base di batteria, inserendo tra le diverse frasi musicali i passaggi che la tastiera stessa mi consente (quando ogni tanto nel video si vede un dito che schiaccia un tasto, è quello che sto facendo). Con la batteria pronta in cuffia, ho quindi registratore la chitarra con il portatile Tascam che si vede pure nel video e sono andato su un programma di montaggio sonoro a sovrapporre manualmente le due tracce. So che non è il modo migliore di fare, ma questa volta ho voluto provare così, anche perché tra il software (versione gratuita di Studio One) e la nuova scheda audio esterna Behringer U-Phoria UMC22 avevo qualche problema (cioè, non è che loro non vanno, sono io che li usavo per la prima volta) a entrare direttamente con strumenti e voce. Anche la voce è registrata con il Tascam, in questo caso però con l’aggiunta aggiunta di un microfono esterno.
Durante
la registrazione di chitarra e voce, mi sono auto ripreso con due
videocamere fisse,
in modo da poter sincronizzare suono e video nel miglior modo
possibile. Lo stesso quando ho suonato l’organo di accompagnamento
e quello introduttivo e finale, che ha
chiamato
Piero
a una conclusione
rock
in
cui riprende le mie quattro timide note e ne fa musica vera! In realtà lui nel file mixato che mi aveva mandato aveva tolto l'organo e partiva direttamente con la chitarra e io invece ce l'ho rimesso: piccoli miracoli possibili oggi a chiunque con il copia incolla e la sovrapposizione delle tracce grafiche del sonoro, con software anche gratuiti, dove ieri occorrevano apparecchiature sofisticate e costose negli studi di registrazione.
Video in sincrono mentre canto e suono (manualmente, facendo coincidere i grafici delle onde sonore al fotogramma, utile per acquisire disinvoltura nel montaggio!), e poi qualche immagine di Piero “a senso” (cioè, in realtà lui sta suonando altro) e di me che litigo o mi diverto con il software audio e video.
Come “storia” dentro il videoclip, dato che proprio mentre lavoravo alla canzone si era fermato un gregge di pecore vicino a casa e mi ci ero ritrovato in mezzo a filmare con videocamera e telefonino, ho pensato che fossero immagini che si sarebbero incontrate bene con l’argomento!
Ultima nota, direi importante. Per la prima volta, ho montato un intero video usando il software Da Vinci Resolve, in versione gratuita. Non è facilissimo “dominarlo” (è un programma di montaggio e post produzione che fa quasi tutto, si usa a Hollywood e qualche cosa che alla gente comune non serve certo ce l’ha, il manuale completo sono 3000 pagine in inglese!), ma è davvero un altro mondo, un mondo vero, rispetto a quelle cose patetiche, automatiche, autoritarie e alla fine frustranti con cui – per “facilitare” la vita – i cittadini della società dell’informazione sono quotidianamente sollecitati a permanere nel loro analfabetismo digitale e tecnologico, tanto ci sono le “app” che decidono e fanno per loro! Se è vero ovviamente che non tutti dobbiamo diventare Steven Spielber, il linguaggio audiovisivo è il principale alfabeto attraverso cui si comunica nel pianeta e sottovalutare l’importanza di un suo uso attivo e consapevole da parte di tutti - così come altre pratiche diffuse e dissennate di interpretazione della “tecnologia” tra la burocrazia inappellabile e il puro consumo - espone le nostre democrazie a rischi di non partecipazione e involuzione autoritaria, di cui tutti ormai vediamo qualcosa di più che pericolose avvisaglie.
Per introdurre a Da Vinci, all’inizio di quel ponderoso manuale c’è un “getting started” che in poche pagine, a mio parere, spalanca panorami su un un mondo, e vale la pena di percorrerlo con attenzione. Ci aiuta a capire che è possibile (e bello) vivere non soltanto su Fabebook!



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