sabato 15 dicembre 2018

The right tools for work

In the end, maybe I have found my right free program for editing video subtitles. I do not know if it is “the best”, but I like it and find myself well in working with it. Or maybe I have met in the middle of the road that piece of software, just suiting to my taste at that point of my life and activities, so that we have begun to go together. Something like when two persons, even without a specific reason, fall in love! (smile!)

To choose the right tools is very important. Let me me go here from the very particular to the very general (sometimes we should do!), but I think that the habit of too many people not to look around, not to try, not to choose their own tool, suitable to their actual needs and taste, as just they take, for some defined tasks, always the most fashionable piece on the market, during the years has taken to death a great amount of good ideas hardware and software, has restricted the field of the possible solutions for many human problems, has driven most people to think and to do often in the same way, not taking advantage of the huge possibilities of choices of the digital era, but rather contributing – together with more and more consumerist, individualistic, antisocial behaviours in a society whose situation would rather call everyone to sharing, participation and active citizenshipto address the world towards the Pensée unique, with great danger for the future of the planet itself and for democracy, as many recent events and political trend show.
I think that if for instance, programs like Power Point or Word Press, good indeed for their specific tasks (hall presentations and writing blogs on line, above all, and obviously much more, but just for those who like and choose that way of working), are used for years by everyone for everything, for any multimedia authoring of web mastering purpose, without even thinking of the possible existence of alternatives - or worse killing in this way most of the competitors, not because of a real costumers' choice, but because of an “a priori” renounce to look around and choose - that is a contribution in fact to the building of the main road to mainstream ideological conformism.

It is a matter of basic literacy in nowadays world, to be able of moving across a more and more redundant environment recognizing, selecting and choosing hardware and software according to what we have or like to do; every school should teach to kids this first. Then, our choices can be right of wrong, but it is life.
But now I am glad as I can put here the text of subtitles just according to the picture of the sound of voices, with easy and great precision. Even the wave seems to match automatically the length of sentences, when I paste them (but never trust too much in the automatisms, and here manual corrections are very simple and natural!)
Other programs probably may do the same, but for now I have met this one! (smile!). Searching, watching, choosing...

domenica 18 novembre 2018

I Tarocchi e il Bagatto tecnologico

L’altra sera, bell’incontro a Brescia sui Tarocchi dei Visconti.
In realtà i tarocchi mi hanno affascinato da sempre, anche nei lontani tempi i cui tutti erano comunisti (cioè, secondo le statistiche di metà anni Settanta, tra PCI quello vecchio e vero e gruppi della nuova sinistra, in Italia oltre il 70% dei giovani e, se avessimo ragionato con gli occhiali corti di oggi, qualcuno avrebbe detto che quello era il “futuro”!), ho sempre pensato che un limite anche di Hegel e Marx, come di tutto il pensiero borghese, sia quello di essere figli dell’illuminismo. Per carità, bella la ragione, e anche liberté, égalité, fraternité, ma c’era tutta una cultura di origine antichissima, sopravvissuta, ancorché periodicamente perseguitata, al dominio della Chiesa, che dopo il secolo del lumi e la rivoluzione francese è stata bandita quasi completamente dal pensiero alto e da quello corrente, dal sapere ufficiale delle classi dominanti così come di quelle rivoluzionarie. E può essere un problema pensare, come avano pensato (e chissà forse in qualche angolino sconosciuto - o magari in Cina! - pensano ancora) i socialisti scientifici rivoluzionari di passare “dal regno della necessità a quello della libertà”, senza riscattare anche con gli operai delle fabbriche (e oggi magari le partite IVA “a progetto”!) anche saperi e rappresentazioni del mondo, orali, esoteriche e iniziatiche ma anche profondamente popolari, che avevano accompagnato per millenni l’avventura dell’uomo, fino all’avvento della civiltà industriale.

Non sto qui ad approfondire nello spazio angusto di un blog i discorsi sugli archetipi, o la cultura sotterranea al femminile, tra streghe e sibille, ma serviva un’introduzione. I 22 Arcani Maggiori sono una “app” tra le più riuscite della storia, un’interfaccia dinamica, efficace e – diremmo oggi - “intelligente” che stabilisce una relazione speciale tra chi li interroga e chi li legge (in presenza ovviamente, non in televisione, né tanto meno su un telefonino!), quando non sai se sono le carte a parlare o il rapporto vivo tra le due persone che attraverso quel “medium” comunicano, si conoscono, interagiscono, disegnando insieme un quadro, un contesto di libera lettura o di risposta a una domanda in cui l’interrogante (divinazione, suggestione, credulità, telepatia, che altro?) il più delle volte si riconosce.
Dalla lettura che mi è stata fatta, recupero ed elaboro immagini, per una piccola storia evocativa...

C’è dunque questo bagatto (mago, giocoliere, smanettone) che ha disposizione una quantità virtualmente illimitata di strumenti, che per il momento però non riesce a comprendere, selezionare, utilizzare. Troppo hardware e software, che uno non impara mai, perché è troppo occupato ad accumularne di nuovi? Troppi campi di esperienza a cui applicare gli strumenti stessi, tanto che alla fine la vita scorre e passa via senza che si sia fatto qualcosa per indirizzarla secondo i nostri desideri o bisogni? Ci potrebbe essere una donna vicina (l’amore, gli affetti, i sentimenti, la soddisfazione fisica, o forse anche un'amicizia, una neutra collaborazione professionale o artistica), ma serve prima il coraggio di mettersi in discussione, accettare un cambiamento, una trasformazione. Quadro di una situazione personale? O quasi universale, dato che una gran parte di noi potrebbe riconoscersi, soprattutto nel tempo di oggi?

Scrivo dei tarocchi invece che dell’ultimo iPhone, anche se pubblico libri sulla tecnologia. Così come i sostenitori dell’etica hacker, i veri animatori della rivoluzione digitale (l’industria arriva dopo, a diffondere distribuire, quasi mai a creare cose nuove!), già diversi anni fa si richiamavano all’accademia di Platone, mentre demolivano i falsi miti della velocità, del tempo programmato, anche quello libero, tanto in voga oggi, che in realtà riprendono ed esasperano vecchie parole d’ordine della società industriale dei primi del Novecento. Proprio pochi giorni fa Carlo Mazzuchelli, che di tecnologia ne sa senz’altro più di me, ha pubblicato insieme con Anna Maria Palma un ebook dal titolo La Gentilezza che cambia le relazioni digitali. E trovo assolutamente fantastico, oltre che estremamente opportuno, anche solo il pensare di scrivere oggi un libro sulla gentilezza!

Credo fermamente che guardare indietro verso la storia e la cultura umane, anche a quello che ci arriva da lontano, nel tempo e nello spazio, sia assolutamente necessario per comprendere un mondo odierno sempre più complesso, a cui ci si inventa e ci si illude invece di poter dare risposte ogni giorno sempre più semplici e banali, coi risultati disastrosi che tutti vediamo, sociali, politici, ambientali. Rifiutarsi di affrontare la complessità, perché è troppa e ci disorienta, non la fa sparire, anzi! Capire magari che la stessa complessità che disorienta ognuno di noi, può diventare piccola se si trova il modo di affrontarla insieme, migliaia, milioni di persone, donne, uomini, bambini, che capiscono ognuno la sua parte e poi condividono questa comprensione colossale nella rete globale, sarebbe davvero tutto un altro discorso.
E allora il bagatto, lo smanettone, capisce come fare ordine sul suo tavolo, come usare i suoi strumenti. Si mette in gioco come attore singolo destinato a una probabile rovina (anche centinaia di milioni di singoli, uno per uno su facebook, non contano niente!) e si rinnova come parte di un sistema intelligente di milioni di relazioni che, ottimizzando le risorse di ognuno e coordinandosi, diventano una infinita forza orizzontale su cui si potrebbe davvero costruire di tutto. Che poi è in realtà - come spiega bene Stefano Mancuso nel suo bellissimo libro Plant Revolution - molto più delle gerarchie fondate sulla selezione e sui “capi”, da sempre la vera chiave del successo nel mondo naturale.

martedì 23 gennaio 2018

Gli strumenti per fare il video, 2


Nell'articolo precedente, si è raccontato come i bambini possono facilmente fare in prima persona della buone riprese video. Le semplici regole da seguire sono, in sintesi:
  • tenere sempre ben ferma la videocamera, anche quando la si muove
  • fare riprese brevi, e alla fine di ogni "frase", staccare
  • prima di ricominciare, cambiare il punto di vista.
In questo modo, il girato avrà facilmente un suo aspetto dignitoso anche senza montaggio (che però in ogni caso, per un prodotto finale presentabile, ci vuole).

Poi si è accennato al fatto che alcuni strumenti abitualmente usati per le riprese video, in particolare le macchine fotografiche, presentano problemi nella cattura del sonoro. Ma in generale è l'ambiente scolastico in sé – cioè il luogo più naturale dove i bambini possono girare i loro film – ad essere rumoroso (i corridoi), rimbombante (le palestre) e anche nell'aula momentaneamente più silenziosa (l'attenzione all'attività può fare miracoli) ci sarà sempre qualcuno che non sta fermo nel banco e i rumori delle sedie sul pavimento sono micidiali.
Purtroppo solo le videocamere di un certo livello e le fotocamere reflex hanno l'attacco per le cuffie audio, così come per un microfono esterno direzionale che – ne esistono di buoni a prezzi non proibitivi – può migliorare drasticamente la qualità del parlato. Dal punto di vista dei bambini poi, per cui la "rappresentazione" come un gioco di quello che stanno conta come e più dell'azione stessa di fare il video, mettersi le cuffie e stare attenti al sonoro è altrettanto importante che osservare le inquadrature dentro il display, così come potrebbe esserlo – ma in questo caso si va oltre una pur buona dotazione amatoriale – il tenere a mano un microfono professionalmente appeso a una "giraffa". Quest'ultima operazione si può simulare evitando di agganciare il microfono esterno all'apposita staffa sulla macchina da ripresa e dandolo in mano a un bambino, che lo deve poi puntarlo in accordo con la direzione dell'obiettivo. Dal punto di vista della motivazione e del "gioco", è certo molto più coinvolgente e appagante che fare le riprese con un telefonino.

Tra gli accessori, sottovalutato da molti, il treppiede con una testa video fluida e apposita manopola da usare per le panoramiche - può fare la differenza nei nostri video dall'invedibile al quasi professionale. Anche se le macchine di oggi sono spesso molto leggere, anche solo per sostenere un telefonino – per cui esistono pratici ed economici adattatori a molla - serve un aggeggio stabile, con i piedini ben piantati per terra che consenta movimenti esatti e armonici. Anche senza andare su prodotti di gamma medio-alta con testa intercambiabile, vale la pena davvero in questo caso di spendere qualche euro in più (non tanti, comunque), tenendo conto che un buon treppiede dopo dieci anni è praticamente ancora nuovo.

Il montaggio è la grammatica del video, che consente alle nostre produzioni di andare oltre le frasi sconnesse per comporre discorsi compiuti, con un loro senso. E non si fa con un telefonino!
Tagliare e incollare seriamente un video vedendolo in un monitor di 5 pollici o poco più è un'impresa impossibile, nonché uno strazio per gli occhi di chiunque e, anche se esiste software per smartphone e tablet, in certi casi decente, eventualmente utile per operazioni al volo o di emergenza, per fare un montaggio vero occorre un computer, possibilmente collegato a un monitor di grandi dimensioni, anzi meglio due, uno da cui si comanda il programma e l'altro per vedere il video a tutto schermo. Il tutto è molto più tranquillo di quanto non si creda, dato che si può utilizzare anche un comune televisore, collegato con un cavo HDMI.
Software di montaggio potenti e completi gratis – come per l'ufficio e la grafica sono Open e Libre Office o GIMP – a parte il buon vecchio iMovie di Apple (che non si può dire “migliorato” con gli anni!) non ce n'è. L'equivalente gratuito sul versante Microsoft, Movie Maker, non è più fornito insieme con Windows 10, si può comunque ancora scaricare, ma personalmente lo trovo piuttosto povero.
Ho provato poi diversi programmi indicati qui e là come “gratis” che, o non lo sono davvero, o offrono prestazioni decisamente limitate, o sono comunque poco utilizzabili dai non esperti. Senza per forza rivolgersi a software professionale, come Adobe Premiere, Vegas Pro (ex Sony), Magix Pro, o Final Cut sui Mac, ci sono però diverse applicazioni che costano qualche decina di euro e che permettono la realizzazione facile e intuitiva di montaggi di grande qualità, con tante piste audio e video, titoli, transizioni, elaborazioni di ogni tipo ed effetti speciali che solo pochi anni fa erano impensabili fuori dalle grandi case di produzione. Provandoli anche solo in alcune delle loro funzioni, anche i bambini facilmente ritrovano gran parte della cultura televisiva latente che proviene dalla loro comunque grande esperienza di telespettatori e possono toccare con mano cosa vuol dire essere “dall'altra parte”, quella dei produttori di informazione. Cosa che con software di puro taglia e incolla, oppure troppo “automatici”, non succede.
Si può scegliere tra programmi appositamente prodotti per il mercato amatoriale (Pinnacle Studio, Corel Video Studio), e versioni ridotte di programmi professionali (Premiere Elements, Magix Video Deluxe, Vegas Movie Studio), che più o meno si equivalgono, dipende anche dai gusti. Un caso a parte è Hit Film Express, un software dall'impostazione piuttosto professionale, gratuito nella versione di base, molto interessante, forse non del tutto intuitivo per i neofiti, ma a mio pare da provare senz'altro. Si può espandere inserendo a pagamento uno per uno una serie numerosa di moduli – ma per avere in mano già un buon programma bastano una ventina di euro - che tutti insieme fanno Hit Film Pro.
Altra finestra gratis sulle produzioni video professionali, soprattutto sulle operazioni che si possono effettuare sul colore (e ci si potrebbero inventare sopra unità didattiche entusiasmanti, che aprirebbero mondi di immaginazione e conoscenza ai ragazzi!), è Da Vinci Resolve, anche se personalmente l'ho provato meno di quello che avrei voluto, per problemi subentrati con al mio hardware datato.

martedì 16 gennaio 2018

Gli strumenti per fare il video, 1

Di questi tempi sono due i progetti in cui sono impegnato, per cos¡ dire tangenti e complementari, che vedono protagonisti i bambini come produttori di informazione: Lo Sguardo dei Bambini sul Mondo, che sta partendo proprio ora, con già la collaborazione di numerosi soggetti a livello internazionale, e Il Museo Virtuale dei Piccoli Animali, che esiste da alcuni anni come attività su base più o meno volontaria, e che si vorrebbe presto pure rilanciare questa volta in modo continuo e professionale.
In comune, hanno l'utilizzo attivo della tecnologia, in maniera diretta da parte dei bambini, oppure gestita da adulti che si mettono direttamente al servizio dei bambini o che collaborano fattivamente con loro, su un piano si potrebbe dire di parità. Cioè tutti, ognuno per la sua parte, imparano e insegnano qualcosa, e insieme si produce. I bambini ci mettono in più la vitalità e la capacità di giocare con entusiasmo e curiosità e gli adulti l'esperienza e la perizia tecnica. Poi, dato che ci divertiamo tutti molto e i mezzi di oggi si possono usare anche in modo molto istintivo, può succedere che qualche adulto a volte sia più bravo a giocare dei bambini, e che dei bambini trovino soluzioni tecniche, con la videocamera o il computer, a cui i loro maestri adulti non avrebbero mai pensato.

L'informazione che facciamo si basa soprattutto sullo strumento video, usando attrezzi non professionali – li mettiamo nelle mani direttamente dei bambini, anche senza istruzioni preliminari - che però consentono una qualità decisamente buona, comparabile con quella di molte produzioni che si vedono al cinema, in TV e sul web. E siccome le suggestioni del mercato arrivano spesso frenetiche e confuse, qui diremo alcune cose sulle macchine che usiamo, sperando di fornire informazioni utili a chi, accingendoci a realizzare per esempio un audiovisivo scolastico, a volte si accontenta di soluzioni improvvisate e di risultati mediocri, ignorando che con un minimo di attenzione e cura anche chi è alle prime armi può realizzare produzioni più che dignitose, in grado di essere proposte a un pubblico vero, oltre la consueta benevolenza e pazienza di genitori, nonni e amici.

A parte la disponibilità pratica, i gusti e le scelte individuali e oltre l'adeguamento acritico ai luoghi comuni, ci sono alcuni criteri che andrebbero tenuti presenti, per valutare gli strumenti con cui effettuare le riprese, tenendo presente che, da quando le memorie allo stato solido hanno sostituito pellicole e nastri, le macchine per il video possono ormai assumere qualsiasi forma. Qui di seguito ci riferiamo a videocamere tradizionali, fotocamere, smartphone e tablet. Non prendiamo in considerazioni altri strumenti, che servono pure a fare video, ma più particolari, come le web cam e le action cam.

Ergonomia: come le macchine si tengono in mano. Una videocamera “tradizionale” si impugna in modo saldo una mano sola, come si vuole, ha il display orientabile che consente un utilizzo a livello del suolo o tenendola con il braccio sollevato in alto o comunque anche molto lontano dal corpo, e ha l'attacco per essere posizionata su un treppiede. Una macchina fotografica, compatta o reflex, richiede l'uso delle due mani e se non ha il display orientabile limita fortemente il campo di visione; sono ottime per l'uso del treppiede. Un telefonino o un tablet vanno comunque impugnati con due mani (orizzontalmente, per favore, dato i video vanno poi su uno schermo TV!), consentono scarse possibilità di movimento e più facilmente rischiano di cadere. Se per i telefoni esistono semplici e economici adattatori per l'uso con un cavalletto (riprese mosse e tremolanti, anche se le abbiamo fatte noi, sono sempre comunque molto fastidiose!), con i tablet si possono fare solo riprese a mano (e allora staccare quando si incomincia a tremare troppo!)

Versatilità: possibilità di usare la stessa attrezzatura per fare cose diverse. Le videocamere montano obiettivi zoom ottici molto spinti (dello zoom digitale, in generale, meglio non fidarsi troppo!), possono essere usate anche per scattare fotografie e consentono riprese dal grandangolo macro attaccato alla lente (molto utile per esempio se inquadriamo insetti) fino al super teleobiettivo (che però oltre certe focali andrebbe usato con un treppiede, pena riprese invedibili con effetto terremoto); hanno un microfono incorporato di discreta qualità. Lo stesso per quanto riguarda l'obiettivo le fotocamere cosiddette “bridge”, che ormai tutte consentono video in hd e che però sono generalmente carenti quanto a cattura del sonoro. Tra le compatte, che pure ormai vanno bene anche per i video, solo alcune hanno il super macro e lo zoom ottico è meno spinto. Con le fotocamere reflex, per il macro e il super tele occorre cambiare l'obiettivo. I telefonini e i tablet non hanno il super macro e lo zoom, solo digitale, se esiste è molto limitato; discrete, in diversi casi, sono le prestazioni sonore.

Qualità video. Non dipende dalla quantità di megapixel del sensore (per il video se ne usano molto meno che per le fotografie), ma dagli obiettivi e anche dal software che sovraintende all'acquisizione di immagini. Da questo punto di vista, le macchine fotografiche reflex non hanno rivali (se non alcune videocamere consumer di fascia alta, dotate a volte di tre sensori separati, uno per ogni colore primario, o di tipo professionale, e che comunque non reggono quanto a qualità degli obiettivi). Telefonini e tablet, in grado a volte anche di riprendere in 4K, sono dotati comunque di obiettivi comunque molto piccoli, buoni per le riprese in piena luce, molto meno quando le condizioni di visibilità cominciano a farsi scarse (anche se in fotografia a volte il flash fa miracoli!)

Qualità audio. Per come sono progettate, le videocamere hanno sempre un discreto, a volte molto buono microfono incorporato zoom, stereo o addirittura 5 +1. Solo quelle di fascia alta hanno però l'attacco per un eventuale microfono esterno, che è considerato un accessorio praticamente indispensabile per le fotocamere reflex, i cui microfoni incorporati difficilmente sono al livello della qualità delle immagini. Scarsa di solito la qualità audio delle fotocamere compatte e bridge in particolare, disturbate dal rumore dello zoom motorizzato che, in ambienti silenziosi, facilmente emerge in modo fastidioso, mentre telefonini e tablet non hanno di questi problemi e, se dotati di microfoni e software di qualità, restituiscono un sonoro stereo più che discreto.

continua...

mercoledì 8 febbraio 2017

Le catene al collo nel gregge della "tecnologia"

Una volta era semplice. Non volevi ricevere chiamate o SMS mentre dormivi, o avevi il telefonino quasi scarico e non ti fidavi a lasciarlo attaccato alla corrente di notte perché non si sa mai il gatto ti poteva mordicchiare il filo, mettevi la sveglia e semplicemente lo spegnevi. Dopo di che, in quasi perfetto risparmio energetico (senz'altro più risparmio che doverlo tenere sempre acceso, come siamo costretti a fare oggi!), lui all'ora stabilita suonava. Con il "progresso tecnologico", questa cosa banale e che qualcuno magari trovava utile non si può più fare più. Perché?

Quando i telefonini servivano per telefonare
Se si pone la domanda, il solito saccente tecno entusiasta ovviamente non ti risponde (giratela come volete: non c'è una risposta!), ma ti rivolge un'altra domanda: "E perché mai uno dovrebbe usare la sveglia con il telefono spento?" accompagnandola probabilmente con una frase che è la madre di tutti gli integralismi: "Tanto, non lo fa più nessuno!"

Ora, le ragioni per cui a una nicchia magari ristretta di utenti la funzione sveglia a telefono spento potrebbe ancora interessare, vanno dallo sfizio personale all'emergenza assoluta (compresa la difficoltà di ricarica quando la porta USB fa le bizze!), ma l'altra domanda è semplice: se una funzione c'è, costa poco e qualcuno la usa, perché toglierla?

I computer da tavolo "all in one" di Apple e ora anche il Surface Studio di Microsoft non hanno più l'unità di lettura e masterizzazione ottica (così possono contendersi in una gara appassionante la palma dello schermo più sottile!). L' idea che propongono è che i dischi siano ormai obsoleti (e difatti nei negozi non si vedono più da tempo CD audio, DVD video, blu-ray... Non è che ci stiamo confondendo con le musicassette?) e il solito tecno entusiasta ti dice, con aria di sufficienza: “Io i CD non li uso da anni! Chi vuole, si compra un unità esterna!”
Ma, a parte che il masterizzatore esterno che pende mi rovina l'estetica di un oggetto in cui l'estetica è tutto, se mi serve e decido di aggiungerlo vuol dire che so già che cosa un computer può fare con un disco ottico. Ma il bello dei PC è (o forse lo era solo un volta?) che tu hai un aggeggio ricco di un insieme di possibilità pressoché infinite e che, a parte le cose che fai perché le devi fare o perché le fanno tutti, ce ne sono tantissime altre che puoi scoprire, esplorando, curiosando, giocando. È così che – per inciso - si sono formate intere generazioni che poi hanno fatto la storia dell'informatica, con quella spinta “dal basso” che ha determinato tra gli anni Settanta e Novanta un progresso che non avremmo mai avuto, se solo ci fossimo affidati ai piani e agli studi delle grandi aziende che allora avevano il dominio quasi assoluto del mercato, IBM e Microsoft.

Quando ai bambini si dava in mano il loro film, in DVD o VHS
Così oggi i dischi ottici nei PC non servono più perché sta tutto nel cloud (e per vedere il blu-ray che mi hanno regalato devo possedere l'apposito lettore da collegare al TV 4K: altri prodotti, altro mondo! Mentre ovviamente i video 4K fatti con il telefonino li giro rigorosamente in verticale, tanto vanno visti solo sul telefonino!) e le giovani generazioni che arrivano adesso possono bellamente ignorare che una volta i dischi ottici si potevano non solo vedere, ma aprire, frugare, rielaborare con un computer, e si perdono per sempre trent'anni di cultura digitale, in un tempo in cui la memoria si misura a terabyte, ma rigorosamente non deve andare più indietro degli ultimi sei mesi, e il passato è niente! E chi accetta questo trend, gente che sembra non saper distinguere tra un Macbook Air e un PC da tavolo, usa argomenti allucinanti: siccome Block Buster chiude negozi, allora i dischi ottici nei computer non interessano più a nessuno! Altro che integralismo islamico!

Le nuove Mercedes classe E non hanno la ruota di scorta, non hanno il ruotino, se buchi una gomma, arriva l'assistenza! Cercando in rete ho trovato un articolo divertente su questo nuovo “trend” e ho capito come funziona. Adesso so che con la mia nuova Mercedes classe E non viaggerò mai in un deserto Africano o nelle foreste del Borneo, ma sempre e rigorosamente solo in Germania!

Una volta si magnificava della tecnologia l'enorme ventaglio di possibilità che si aprivano per chiunque. Oggi, da alcuni anni, sta succedendo il contrario. Un sacco di funzioni che forse non interessano alla maggioranza, o che potrebbero non interessare, vengono semplicemente tolte, in modo che, invece di avere più possibilità di scelta, siamo tutti costretti ad adeguarci, a seguire il gregge, sempre più dipendenti dal pastore onnipotente e dai suoi cani. Non ci sono emergenze o casi particolari, scelte personali che tengano, c'è sempre meno, se uno non se la va proprio a cercare - ma allora deve sapere già, spsso oltre e contro un mercato orientato sempre più alla gran massa degli utenti modaioli e semi-analfabeti - la possibilità di configurare le macchine secondo i propri gusti, esigenze, curiosità. C'è un raggio di normalità stabilito da chi produce le cose e tu entro quello devi muoverti.
Altro che “on demand” e mercati di nicchia: è il trionfo assoluto e incontrastato della TV generalista!

Ah, per gli eventuali lettori senza troppo senso dell'umorismo (specie sempre più diffusa, che magari passa anche dal mio blog): quando scrivevo della “mia nuova Mercedes classe Estavo scherzando, non ho una Mercedes classe E!

martedì 24 gennaio 2017

Elogio della videocamera

Oggi le videocamere amatoriali sono quasi scomparse dai negozi, perché la gente non le usa più. I dilettanti evoluti e anche molti professionisti usano le macchine fotografiche reflex, mentre tutti gli altri fanno i video con i telefonini, per lo più tenendoli verticali, in modo da non correre il rischio di confondere le loro produzioni amatoriali con quelle "vere"! Poi ci sono le action cam, da montare sulla mountain bike, il casco della moto, la prua della Bugatti d'epoca alla Mille Miglia, o da appendere a un drone professionale. E i droni economici e giocattolosi, se pur più sensibili ai colpi di vento, già te li vendono con una leggera e discreta telecamerina, che per pochi euro in più puoi direttamente controllare dallo smartphone o dal tablet, che fanno da monitor e telecomando insieme.

Tecnicamente, da quando le memorie allo stato solido hanno sostituito nastri magnetici e pellicole, la forma dell'aggeggio non è più legata al supporto di memoria. Curiosamente però le macchine fotografiche reflex continuano però ad essere esteriormente molto simili alle loro antenate a 35mm, la qual cosa, rispetto alla videocamere propriamente dette, quando si fa un video presenta lo svantaggio, dal punto di vista dell'ergonomia e della maneggevolezza, di doverle tenere sempre con due mani.

Per chi lavora poi per esempio nella scuola e con i bambini, per chi ha bisogno di frequenti inquadrature rasoterra, sopra la testa o negli angoli, alla ricerca di punti di vista particolari (che per i ragazzi sono interessanti) o di insetti o ragni che non ci stanno a mettersi proprio davanti a noi in posa, avendo in mano un oggetto leggero che si può impugnare saldamente come si vuole, una videocamera è senz'altro più versatile di una reflex, permette di passare dal panorama al super macro senza cambiare obiettivo, ha sempre un schermo orientabile (disponibile sulle reflex solo a un certo livello), ha un microfono incorporato di solito più che soddisfacente, con un rumore di fondo limitato (non obbliga cioè all'uso di un ulteriore microfono esterno), si può dare con più tranquillità direttamente in mano ai ragazzi e, particolare non da poco, costa molto di meno.
Questo ovviamente se non ci serve una qualità video di livello superiore, perché in quel caso il discorso si ribalta, dove sono le reflex a costare meno delle videocamere professionali.

Data la diffusione ormai capillare delle macchine per fare il video, per qualsiasi "film" si realizzi per esempio in una scuola, facilmente si possono utilizzare contemporaneamente molte macchine diverse - come una volta era possibile solo nelle produzioni importanti – mettendo assieme videocamere, macchine fotografiche, telefonini e altro.
Le action cam sono spettacolari, alcune piuttosto convenienti dal punto di vista economico, ma hanno obiettivi super grandangolari che non le rendono indicate per riprese "normali".
I telefonini ormai possono fare di tutto, anche video in super alta definizione (K4), ma date le dimensioni ridotte degli obiettivi, hanno limitazioni nel macro e nello zoom.
Per mettere poi tutto insieme, anche programmi di montaggio economici hanno ormai la funzione "multicam", che permette di sincronizzare le riprese dei diversi dispositivi (ovviamente, se i telefonini sono tenuti verticali, ci sarà poi qualche problema di formato!)

Ieri, per il laboratorio "I film in tasca", con i ragazzi di Siena, ho portato anche una videocamera vecchia di 10 anni, di fascia media, non HD, ma che tra le sue diverse funzioni consente di realizzare riprese all'infrarosso. Abbiamo girato alcune scene al buio, ovviamente di genere horror, e poi le abbiamo scaricate sul computer dalla cassetta mini DV attraverso il cavo e l'interfaccia video firewire(altra cosa ormai scomparsa e quasi dimenticata da più, in questi tempi di obsolescenza ossessiva).
E il risultato, mischiando queste riprese con quella della videocamera HD, è stato decisamente interessante.

giovedì 19 gennaio 2017

Quando nella scuola si sgonfia la bolla digitale...

Premetto: sono un presuntuoso e su certe cose non ritengo vada la pena di ragionarci più di tanto. Cioè, se si hanno idee e progetti e si vogliono portare avanti, non si può passare metà del tempo a confutare le sciocchezze altrui.
Così, quando intravedo in Facebook parole di insegnanti sul probabile sostanziale fallimento del PNSD, non vado a leggere la sfilza lunghissima di commenti, ma suppongo che la sigla (grandi cose le sigle, e la mia preferita attraverso i decenni resta MinCulPop!) per esteso si riferisca al Piano Nazionale per la Scuola Digitale e così, non senza un sorriso di soddisfazione, sono qui a fare alcune considerazioni.
Dunque, la scuola come istituzione (diverso ovviamente il discorso per i docenti che, singolarmente o a gruppi, hanno fatto e fanno cose egregie) di computer, informatica e digitale non ha mai dato l'impressione di capirci molto. Dato che qualche anno e ricordi ce li ho, riassumo.
 
Uso intelligente di aula informatica: programmazione in LOGO
Nel 1985, erano già alcuni alcuni anni che maestri e professori volenterosi cercavano invano di scrivere in BASIC sui Commodore 64 programmi per gestire gli orari scolastici (mission impossible!). La scuola se ne esce allora con il primo Piano Nazionale per l'Informatica, della ministra Falcucci, basato sull'apprendimento del BASIC e dell'MS-Dos. Un colossale sciocchezza, e non col senno di poi - giuro che scappava da ridere anche allora! - perché l'anno prima era uscito il Macintosh ed era assolutamente chiaro che per usare i computer del “futuro” non sarebbe servito imparare a programmare, ma sarebbe bastato un dito! Ma vallo a spiegare al Ministero che i pc saranno d'ora in podi macchine più per letterati, artisti e poeti che per matematici!

Arrivano poi gli anni Novanta, le “aule informatiche” del Ministro Berlinguer: carrettate di pc (e di soldi) spesi per riempire le scuole di ferraglia (hardware), comperate tutte insieme (per poi domani buttarle via tutte insieme). Carrettate di pc di cui nessuno sapeva bene cosa farne, anche perché nessuno dava indicazioni sul loro possibile uso e sui programmi (software). Il modello di aula informatica – per inciso – risale agli anni Sessanta, cioè non c'entra niente con i personal computer, che viceversa – e non col senno di poi, dato che io ed altri lo andavamo ripetendo allora, e per questa stavamo antipatici – nelle scuole andrebbero tenuti in classe e usati quando servono, per scrivere, disegnare, fare simulazioni, grafici, calcoli e quant'altro, utili strumenti per tutte le materie.

Nel frattempo, non solo nella scuola, ma in tutta quanta la società civile, si moltiplicavano i corsi di “informatica” basati essenzialmente sull'Office di Microsoft - magari sarebbe stato meglio chiamarli corsi di dattilografia! - confermando l'idea che per l'appunto l'Office sarebbe la base su cui si misura l'uso dei computer, su cui addirittura si rilascia una Patente Europea! Cioè, se io non so usare tutte le funzioni matematiche di Excel, non posso “guidare” un computer per fare grafica, video o musica, perché non avrei le competenze di base! Follia!
Uso attivo della LIM in una scuola primaria

E venne il tempo delle LIM, l'ennesima “rivoluzione”, con annessa fiera delle bestialità. Sentito con le mie orecchie in convegni ufficiali importanti: “Bisogna mettere le lavagne digitali nelle scuole, perché pensano come loro!” (??? NDR: i “nativi digitali”!) Oppure, ripeto con parole mie quelle di un tizio del ministero: “Non diciamo alle maestre che sotto la LIM c'è un PC, così non si spaventano!”

Poi venne il tempo dei Tablet, magica soluzione per ogni cosa, rassicurante rivoluzione nel segno della continuità, a salvaguardare l'idea di una scuola di libri e lavagne, sì ma digitali! Il pc è superato, il mouse è superato, tutto si fa con un dito che accarezza lo schermo (tutto cosa?). Domanda maligna, a quegli istituti che a un certo punto decidono di imperniare il loro futuro sui tablet (quelli nudi e crudi, originali, senza tastiera annessa): “D'accordo che vanno benissimo per leggere, ma nella scuola non è che vi capita per caso anche di scrivere?).
Anche i gatti sono nativi digitali e "sanno usare" i tablet!

I tablet, per la loro “natura”, sono macchine orientate alla consultazione più che alla produzione, e confermano l'idea corrente che la “rivoluzione digitale” sia poter leggere il giornale e guardare la TV sull'aggeggio portatile. Questo evita che la gente (i consumatori, i cittadini, gli studenti) si rendano conto che i giornali e la TV, usando i PC, la rete, l'intelligenza e soprattutto collaborando tra gli umani, oggi possiamo letteralmente farceli da noi!

Poi, finalmente, il Coding! Cioè, in una scuola dove la stragrande maggioranza di docenti e anche di ragazzi non sanno tagliare una fotografia, dove le attività anche le migliori di regola (a parte le eccezioni di pochi insegnanti benemeriti, volenterosi e spesso mal visti dai colleghi) non vengono documentate o lo sono in modo improvvisato e approssimativo, cioè si è rinunciato in partenza a quella produzione di memoria che è il senso forse più profondo dell'era “digitale”, in questa scuola ferma a decenni fa, adesso tutti si mettono a studiare programmazione! Eeeh?

Chiedo scusa, ma se ora l'idea di una scuola "digitale", popolata di ossimori (gli animatori digitali, dove l'animazione è per sua natura euristica, il digitale algoritmico, concetti e metodologie che non stano bene insieme, proprio no!), docenti messi lì dai colleghi più furbi a barcamenarsi per trovare un senso educativo e didattico in definitiva ai capricci del mercato, questa idea davvero sta perdendo appeal e consensi, allora è un buon giorno per la scuola italiana. Un'occasione forse - se la si vuole cogliere - per ripartire dai bambini, dai ragazzi, dalle persone che nella scuola ci lavorano, e trovare magari un senso vero vissuto, necessario anche alla tecnologia, che a questo punto si potrebbe rivelare finalmente – sorpresa! - non solo utile, ma bella, facile e perfino divertente!